ControSensi di colpa

Se si avesse a disposizione uno pisichiatra di quelli che si vedono nei film, con il lettino in pelle di mucca e lui, anzi lei, con il blocchetto degli appunti e gli occhialini da segretario che prende appunti…
Ok, immaginatevi la scena e cominciate ad andare.
Da dove si parte? Un omicidio? eh sì, voglio ucciderlo, marò non lo sopporto, se potessi, ma veramente, legato immobilizzato… più tortura che omicidio. Vabè, ma capita a tutti di pensà ste cose, nnèvvero dottore? Cioè, sono i soliti pensieri che quando vengono alla fine non si sà nè da dove, nè perchè, però sta scena con la goccia d’acqua in testa fino a vedere il cranio, magari è un film? No, reiniziamo. Per liberarmi del mio contro-senso-di-colpa le parlerò del mio (ultimo) tradimento. Che poi lei lo può immaginare meglio di me come vanno sti fatti, io l’ amo, l’ho sempre amata, o giuro, però come vanno ste cose… uno inizia, poi gioca, poi lei ti dà corda, e io volevo vedere fino a dove si sarebbe spinta, alla fine è stato quel che è stato… Dottò, ma che è colpa mia? Ah, le dispiace se ne accendo un’altra? Non mi guardi così, lo so che mi fa male, vorrei smettere, ma non ci riesco! Ma infatti secondo me era meglio quando uno fumava bello, disincantato e felice di farlo, senza stare a pensare che oddio mi fa male, prima o poi ne pagherò le conseguenze… cioè, ma veramente lei crede che io fumi per uccidermi? Certo che vorrei uccidermi, ma se potessi, mi butterei giù da un attico all’ottavo piano, dottò, panoramico, ben arredato, luminoso in centro. E che caspita, almeno uno fa una fine come si deve, un paio di righe, un paio di confessioni shock tipo quelle cose sui rasponi… mhh… le pippe? trimoni? come le chiama lei le seghe? Ma si figuri, lo capisco perfettamente che è moralmente inappropriato (ma che poi davvero?), che non và fatto, anche e soprattutto che poi ti lascia ancor di più il senso di colpa… ma pure lì, quando scatta non si può definire cos’è, scatta, e basta! E mica ti puoi giustificare, fare la faccia mortificata, il bambino che si è messo le dita nel naso, o che è andato impreparato a scuola.
Uno lo sà, ed è lì il problema.

Quando si ha troppo tempo per ideare, e molto poco per riorganizzare le idee, cosa ne vien fuori? Me lo dica lei dottorè, cosa ne è uscita da questa discussione?

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