Nulla è cambiato

Tratto e scritto (ancora una volta) dalla saggissima shehrazade.

Alla fine l’ho fatto.
Mi sono seduta, ho acceso una sigaretta e l’ho guardato. Senza esitare.
Dopo 43 giorni, lui era ancora lì. Immobile.
E con lui le mie speranze, le illusioni, i ricordi e l’ostinazione.

Il suo spazzolino. Rosso. Accanto al mio.

Dopo 43 giorni non l’avevo ancora buttato. Non ne avevo avuto il coraggio. Era come chiudere una porta, nonostante quella porta fosse già chiusa. Sbarrata.
Avere il suo spazzolino era come avere ancora lui. Una presenza quotidiana, semplice, insignificante, non ingombrante. Ma sempre una presenza. Che da 43 giorni - o forse più - era un’assenza. Un’assenza totale. Un’assenza decisa. Un’assenza voluta.
Sapevo che non sarebbe tornato indietro. Sapevo che non l’avrei più avuto qui, con me. Ma la consapevolezza, a volte, non basta. Perché l’illusione è più testarda.
Sai che non entrerà più da quella porta. Sai che non ti accarezzerà più i capelli e che non ti farà più ballare. Sai che non ti avvolgerà più. Eppure non butti via il suo spazzolino da denti. Ti aggrappi al suo spazzolino da denti. Patetica.
Allora ho capito. Non solo lui non sarebbe mai tornato, ma io - nonostante tutto - non volevo che lui tornasse. Ho capito che la mia volontà era più importante del fottutissimo destino. Ho capito che dipendeva da me. Dipende da me.
Ho sorriso.
Mi sono alzata. Ho spento la sigaretta. E buttato il suo spazzolino. Rosso.
Ho pianto.

Poi sono uscita. Sono andata a Villa Borghese e mi sono fatta una corsa.

Ma nulla è cambiato.

Ah, un appunto di mio pugno: questo post era schedulato perchè apparisse qui il 5 luglio. Ma ovviamente non ho resistito e sperando che non mi serva più… eccolo qui :)

Leave a Reply